Salvini e Di Maio i tribuni della piccola borghesia frustrata, impoverita e impaurita dalla crisi economica e dai migranti

Le impressionanti analogie tra i desideri e le aspirazioni della piccola borghesia degli anni '20, base sociale del Movimento fascista, e la piccola borghesia attuale che vota il populismo-sovranismo.

 
     (di Giorgio Mendicini) 1 novembre 2018 - Salvini e Di Maio sono, socialmente e culturalmente, dei piccolo-borghesi, e tali sono in grandissima parte i loro elettori. A mio parere commette un errore (oppure è in malafede) chi li definisce ceto medio o classe media, che si collocano invece un po' più in alto in una teorica scala sociale.
     Ora noi sappiamo che la piccola borghesia frustrata, e impoverita dalla guerra del 1915-18, fu la base sociale del Movimento fascista, che anche nella sua definizione (Movimento) somiglia a qualcosa che conosciamo ai nostri giorni in Italia. Per comprendere certe analogie, vediamo come il rapporto tra la piccola borghesia e il Movimento fascista ci è stato magistralmente descritto dallo storico Renzo De Felice, attento studioso di quel periodo: "Mano a  mano che si andavano ingrossando le sue file e pur aprendosi a tutti gli ambienti sociali, il fascismo si era caratterizzato sempre più in senso piccolo-borghese. In tal modo esso era diventato il più importante punto di riferimento e di attrazione per quei settori della piccola borghesia che aspiravano ad una propria maggiore partecipazione e direzione della vita sociale e politica nazionale, settori che non riconoscevano più alla classe dirigente tradizionale e a quella politica in specie né la capacità né la legittimità di governare, e, sia pur confusamente, contestavano anche l'assetto sociale che essa rappresentava".
     Dato che queste considerazioni di De Felice sono state elaborate decenni fa, in tempi non sospetti, credo che non ci sia bisogno di aggiungere altro per vedere chiaramente che due più due fa quattro.
      












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