Quali ceti sociali hanno preferito M5S e Lega rispetto al PD. Una ricerca di Alessandro Amadori per l'Istituto Piepoli.

    (di Giorgio Mendicini) 22 marzo 2018 - Non è che ami alla follia Tiziana Panella - per la sua subdola, perpetua e irritante conduzione antirenziana di Tagadà su La7 - però oggi pomeriggio stavo sonnecchiando davanti al video, sintonizzato sulla suddetta trasmissione, e a un certo punto ho visto comparire la faccia paciosa e sorridente del sondaggista Alessandro Amadori (Ist. Piepoli) che annunciava un sondaggio sui flussi elettorali riguardanti specificamente il PD, il M5S e la Lega. La cosa ha stuzzicato la mia curiosità e ho preso carta e penna per raccogliere i relativi dati.
     Cosa dice in sostanza questo sondaggio, ristretto a un confronto a tre fra Pd, M5S e Lega? Che a preferire il PD, fra tutte le categorie sociali presenti in Italia, sono stati solo i ceti medio-alti e i pensionati. Un po' poco in effetti, e detta così la faccenda sembra dar ragione alle tesi bersanian-grilline. Ma se esaminiamo singolarmente i ceti sociali considerati, e cerchiamo di analizzare le ragioni della loro scelta (analisi che non proviene dal sondaggio ma da mie personali valutazioni), il giudizio può cambiare. E di molto.
      DISOCCUPATI - O si sono astenuti oppure hanno votato 5 stelle. E questo non fa una piega, perché in effetti peggio di così non si può stare e il grido di protesta e di richiamo a una qualche forma di protezione ci sta tutto. Il disoccupato ha tutte le ragioni per credere di non avere più nulla da perdere e pensa bene di rovesciare il tavolo, fregandosene altamente di tutto il resto.
      OPERAI - Hanno votato prevalentemente la Lega al Centro-Nord e M5S al Sud. Le ragioni sono individuabili abbastanza facilmente: sentimento di mancata "protezione" da parte del governo di centrosinistra e politica dell'immigrazione. Quest'ultima deve aver pesato di più nelle regioni del Centro e del Nord, mentre la mancata protezione è stata molto sentita al Sud. E qui si potrebbero fare i primi distinguo, perché il ceto operaio è in buona misura "garantito" ed invece ha pensato bene di dare un voto di protesta e antisistema. Perché? Per dare una risposta, a mio parere, bisogna risalire al jobs act e alla riforma dell'articolo 18, verso cui sindacalisti alla Landini hanno messo in atto una guerra ideologica all'ultimo sangue, instillando nel ceto operaio una radicata avversione nei confronti Matteo Renzi. Mentre all'interno del PD Bersani & C. completavano l'opera, convincendo gli operai  che Renzi fosse il loro unico nemico. Emblematica poi è la vicenda Marchionne, spinto da Renzi a non delocalizzare alcune delle sue fabbriche, mantenendo così i posti di lavoro in Italia. Per tutta risposta, Landini e C. hanno convinto gli operai che Renzi fosse "colluso" con Marchionne: una vicenda tutta all'italiana dove il refrain principale è che i beneficiati, invece di essere grati a chi gli ha salvato il posto di lavoro, sputano nel piatto dove mangiano. Ovviamente oggi Marchionne teme per la "pace sociale" nelle sue fabbriche e anche lui, italicamente, prende le distanze da Renzi.
     CETO MEDIO (lavoratori dipendenti, in prevalenza pubblici) - Questa branca del ceto medio ha votato in prevalenza M5S. Anche qui si tratta di lavoratori "garantiti" ma con il dente avvelenato verso Renzi. Le ragioni non sono univoche: solo una parte di loro ha buoni motivi per essere scontenta, come ad esempio nel settore della sanità o della sicurezza, perché le condizioni di lavoro sono gravose; un'altra parte, quella del settore istruzione, si oppone da quasi mezzo secolo a qualsiasi tentativo di riforma e in questa fase storica a farne le spese è Renzi, malgrado le assunzioni di precari (vedi la teoria dell'italiano che sputa nel piatto dove mangia); c'è poi una terza parte, quella abituata nel regime democristiano, e poi berlusconiano, a non lavorare e a fare secondi e terzi lavori, che non ha sopportato di essere richiamata a compiere il proprio dovere (come ha tentato di fare Renzi). Ultima considerazione, anch'essa rientrante nella teoria dello "sputare nel piatto dove si mangia", riguarda gli 80 euro: la maggior parte di coloro che li ricevono, a quanto pare, ha dato un bel morso alla mano che li ha beneficati.
     CETO MEDIO (artigiani, commercianti, autonomi) - Questa branca del ceto medio ha votato in prevalenza Lega. Qui l'analisi delle ragioni è semplicissima: non vogliono pagare le imposte e le tasse. Ai tempi delle vacche grasse, fra elusioni e evasioni fiscali, erano abituati a introiti da capogiro, con i quali poi acquistavano appartamenti in città e ville al mare, con relative barche. In tempi di vacche magre quegli introiti non sono più possibili e quindi, dal loro punto di vista, c'è da eliminare quel poco che ancora versano allo Stato, quando lo versano. E' questo il ceto peggiore che esiste in Italia, il più asociale, il meno fedele alla comunità e alla Repubblica.
     CLASSI MEDIO-ALTE E ALTE - Hanno votato in prevalenza PD. Hanno visto in Renzi il leader in grado di portare l'Italia nella piena modernità, con le necessarie riforme, e quindi verso uno sviluppo costante. In diretto contatto con l'Europa. Da qui i quartieri "alti" di Milano e di Roma, che non solo sono i più "ricchi" ma anche i più istruiti e capaci di analizzare la realtà globale ed europea che ci circonda.
      CASALINGHE - Hanno votato in prevalenza M5S e Lega. Da una parte influenzate dalla TV, tutta antirenziana, e dalla cultura dei mercatini rionali; dall'altra parte impaurite dall'immigrazione.
      PENSIONATI - Orientati a votare PD, ma solo nella parte alfabetizzata e consapevole, che poi corrisponde alla parte meno disagiata della categoria.
    

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