Governo PD-M5S? Una bestialità cosmica: sarebbe infatti un sacrificio del tutto inutile all'Italia e un suicidio del partito
(di Giorgio Mendicini) 8 marzo 2018 - Passata l'iniziale ondata emotiva per il risultato elettorale è il momento delle prime riflessioni, che per il PD si possono riassumere, a bocce ferme, in questo dilemma: il partito deve sacrificarsi per assicurare un governo al Paese, malgrado in prospettiva ciò potrebbe sottoporlo a un definitivo salasso elettorale? La risposta, a mio modo di vedere, è ASSOLUTAMENTE NO, perché da una parte si tratterebbe di un sacrificio totalmente inutile e dall'altra porterebbe alla scomparsa del PD. Vediamo perché.
Queste elezioni, è ormai chiaro, hanno portato allo scoperto il tallone d'Achille dell'Italia, hanno cioè sezionato il Paese in blocchi territoriali con strutture ed aspirazioni diverse e spesso diametralmente opposte. E come sottolinea oggi Angelo Panebianco sul Corriere, il voto - con una rottura netta rispetto al passato - non ha fatto emergere una forza politica che faccia da "federatore" ossia che possa tenere assieme i vari pezzi in cui l'Italia è divisa.
Matteo Renzi aveva provato a costruire questo partito "federatore", che agisse da collante, ma è stato avversato in tutti i modi e stoppato in questo suo generoso tentativo dall'accozzaglia coalizzata contro la modernizzazione del Paese. Le conseguenze le vediamo oggi.
Per farla breve, mi rifaccio a quanto ho già affermato nell'immendiatezza del risultato elettorale, e cioè che ora il Paese è spaccato fra un Sud che chiede assistenzialismo e un Centro-Nord produttivo che non ha la minima intenzione di fornire le enormi risorse necessarie. Ed ecco cosa scrive oggi Panebianco: "E' certo che un gruppo politico fortemente meridionalizzato quale è oggi il M5S dovrà tentare di redistribuire risorse verso il Sud: il reddito di cittadinanza è, al tempo stesso, una programma e una bandiera. E' altrettanto certo che le zone produttive del Paese resisteranno a un simile tentativo di redistribuzione della ricchezza e che di questa resistenza non potrà non farsi interprete una coalizione così fortemente 'nordista' quale è il Centrodestra".
Dunque se il PD collaborasse ad un governo con il M5S, si troverebbe nella peggiore delle posizioni possibili, ossia fra l'incudine e il martello: da una parte non potrebbe negare delle risorse al Sud ma dovrebbe "frenare" sulla loro quantità, per non mettere troppo a rischio i conti pubblici e per non fare torto al Centro-Nord. Una posizione insostenibile e suicida, che scontenterebbe tutti e nello stesso tempo toglierebbe le castagne dal fuoco sia al M5S e sia a Lega-FI-FdI. Per ottenere poi cosa? Meno di niente, perché le condizioni del Paese rimarrebbero sostanzialmente ferme e solo i conti pubblici andrebbero a peggiorare. Con il rischio incombente della speculazione dei mercati finanziari.
Quindi il restare all'opposizione non è una "pensata egocentrica di Renzi", come molti irresponsabili personaggi politici e media cercano di far credere, ma l'unico modo per tenere in vita il PD. E un PD morto non sarebbe utile a nessuno, e men che meno al Paese. (Giorgio Mendicini)

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