Dopo queste elezioni politiche, per la prima volta nell'Italia repubblicana il futuro della democrazia non è così scontato



      (di Giorgio Mendicini) - Oltre settant'anni di democrazia hanno abituato gli italiani a considerarla una cosa data, immutabile, come l'aria che si respira. Purtroppo la realtà è diversa, e la recente campagna elettorale - così come il risultato del voto - hanno cominciato a mostrare i primi segnali, inequivocabili, di una situazione impensabile fino a qualche anno fa: la democrazia non ha più un futuro certo nel nostro Paese, e sempre più spesso concetti come "deriva sudamericana" o "deriva venezuelana" compaiono nelle analisi di molti commentatori, in riferimento all'Italia.
      Durante la campagna elettorale, inanzitutto, parole come "democrazia" e "democratico" sono state quasi del tutto assenti nel dibattito pubblico. Poco male, dirà qualcuno, perché son state date per scontate. Purtroppo non è così, perché altri concetti e altri termini hanno preso il sopravvento: "onestà", "coerenza", "trasparenza", "purezza", "inciucio", "privilegi" e così via. Tutte parole e concetti apolitici, o meglio impolitici, prodotti di un moralismo becero che detesta e odia la politica e i politici in quanto tali.
      Se si va poi ai risultati elettorali, vediamo che l'unico partito che si professa esplicitamente democratico nella denominazione ha ottenuto, per la prima volta nell' Italia repubblicana, meno del 20%. Mai prima d'ora partiti che avessero i termini democrazia o democratico nel simbolo (o la loro somma di voti)  erano scesi a un livello così basso. Ciò significa che quattro italiani su cinque ritengono secondaria tale caratteristica.
     Ma questo è solo un aspetto formale, mentre è guardando a un probabile futuro che emergono le più grosse preoccupazioni. Non è difficile, infatti, immaginare che una volta alla guida del Paese forze politiche come il M5S o la Lega potrebbero essere prese dalla tentazione di "forzare progressivamente la mano" se dovessero vedere che le loro proposte irrealistiche non risultassero realizzabili. Soprattutto se si dovesse andare a una seconda tornata elettorale e ottenessero una maggioranza assoluta. A quel punto potrebbero ottenere l'appoggio di ben individuati settori della società italiana ai quali poco interessa della sopravvivenza della democrazia, pur di ottenere il loro tornaconto. Dando per scontato, poi, anche il sostegno di masse impoverite, incarognite e illuse da un  populismo criminale.
     Intendiamoci, le forme esteriori e le istituzioni manterrebbero una parvenza e una forma democratica. Ma nella sostanza verrebbero svuotate delle loro caratteristiche. Come in Russia o in Sudamerica, appunto.
     

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