Secondo l'economista Roger Abravanel, il M5S e Grillo portano avanti idee vecchie, sbagliate e dannose nascondendole dietro il comodo paravento del digitale


Dal "Corriere della Sera"

La piu’ importante ricetta di politica economica del M5S , il reddito di cittadinanza, si fonda su molti errori e disincentiva il lavoro per i giovani.

      (di Roger Abravanel) 30 aprile 2017 - Il M5S e’ considerato un movimento innovativo. E’ nato grazie al web , e sostiene che la rete farà ripartire l’economia (per esempio grazie a start up tecnologiche) e ridurrà i prezzi dei prodotti per i consumatori grazie all’e-commerce.
     Vero, ma c’ e’ dell’altro . Durante le scorse vacanze pasquali, alcuni dirigenti del M5S hanno sostenuto che l’ e-commerce renderà anche inutili le aperture domenicali dei negozi , salvando le domeniche dei lavoratori italiani e rendendo obsolete le liberalizzazioni «sfascia-famiglie» . Un pensiero coerente con l’ideologia del M5S che aborrisce la concorrenza che impoverisce i piccoli imprenditori, i quali devono quindi essere protetti. Come i tassisti che vanno protetti da Uber, come le piccole imprese che esportano vanno difese dall’euro e come i negozianti che devono essere protetti dagli shopping-malls. Il nemico? Le grandi imprese, soprattutto le multinazionali e, ovviamente, l’euro.
     Ideologia nuova? No. Sono idee che Beppe Grillo, quando faceva ancora il comico, ha professato per 30 anni. Gli attacchi alle liberalizzazioni, ai supermercati, alle banche, alle multinazionali dei vaccini, tutti alleati con i "politici corrotti" a spese dei cittadini e dei lavoratori (mentre l’euro non poteva essere da lui criticato perché ancora non c’era ). Grillo lo ha fatto quando non era ancora un politico e puntava con la sua satira sulle multinazionali che lo invitavano ai loro convegni e lo applaudivano quando prendeva in giro i loro dirigenti.
     Ma questo tipo di idee non è solo vecchio. E' anche sbagliato, soprattutto a causa della drammatica situazione dell'Italia e degli attuali problemi di molti suoi elettori. La protezione delle Pmi (Piccole e medie imprese) è figlia di quel «piccolo è bello» che si è invece rivelato molto brutto. Le liberalizzazioni «sfascia famiglie», da noi sono fallite e per anni le aperture domenicali sono state osteggiate non solo dai vescovi ma anche dalle lobby dei piccoli commercianti che non riuscivano a competere con i supermercati per restare aperti sette giorni su sette. Così si sono penalizzati i consumatori, soprattutto molte donne che cominciavano a lavorare e volevano fare la spesa di domenica.
     Per tutto ciò’, negli ultimi 50 anni, il Paese non ha sfruttato l'era post-industriale dell’innovazione nel commercio e nei servizi, e la classe media ha sofferto più che altrove. L’era digitale rende simili idee di Grillo ancora più pericolose, non più credibili e corriamo il rischio di perdere questa sfida come abbiamo perso quella precedente. «Piccolo è (ancora più) brutto» nell’era digitale: l’Italia è il fanalino di coda nell’ e-commerce perché le aziende sono troppo minuscole per organizzarsi e per sfruttarlo.
     Il M5S può anche condannare oggi Apple, Google, Amazon e Microsoft, così come Beppe Grillo ha tuonato 20 anni fa contro Exxon e Goldman Sachs. Ma la colpa della immobilità e dell'impoverimento dell'Italia non è delle multinazionali (che sono quelle che oggi valorizzano di più le nostre risorse umane), ma della incapacità della nostra classe dirigente di sfruttare lo sviluppo mondiale degli ultimi 50 anni.
     Per questo la più importante ricetta di politica economica del M5S , il reddito di cittadinanza, è una ricetta che si fonda sugli errori precedenti. Viene giustificata dicendo che è vero che il web è il futuro, ma che, per evitare i traumi sociali di tutti coloro che perderanno il lavoro per colpa dei computer, bisogna garantire a tutti un reddito. Non si tratterebbe quindi, secondo il M5S, di una elemosina populista ma di un diritto ad essere liberi dallo sfruttamento delle multinazionali (che dovranno ovviamente finanziarlo con le loro tasse). Però, se a un giovane che guadagna mille euro al mese ne vengono promessi 800, non lavorerà più e non studierà più. Così si continuerebbe con le politiche del passato che hanno disincentivato il lavoro e portato l'Italia a una partecipazione al lavoro tra le più basse: giovani che studiano fino a 30 anni e donne che lavorano molto meno degli uomini.
     La ricetta giusta è un’altra. Dobbiamo favorire chi lavora e proteggere chi guadagnerà meno (per esempio con una Irpef negativa); chi studia nelle università che offrono davvero opportunità (borse di studio per l’alloggio e meritocrazia-competizione negli atenei); aiutare le imprese a crescere di dimensioni, perché senza grandi aziende le innovazioni non si sviluppano .
     Bisognerà riscrivere molte regole della economia, della società e della scuola per sfruttare la opportunità ed attenuare la disruption sociale del digitale. Saranno regole e leggi più difficili di quelle che si sono scritte nel secolo scorso. Lo hanno dimostrato le riforme fallite della finanza mondiale che non hanno protetto milioni di consumatori e quelle sul "climate change" che non riescono a proteggere l’ambiente dal riscaldamento globale. Pensiamo davvero che a riscriverle possa essere chi, come Grillo, professa idee che ci hanno portato al disastro di oggi ?

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