In un'Italia ripiegata e confusa, i quasi due milioni che hanno votato alle primarie del PD sono i veri consapevoli combattenti per un futuro migliore
(di Giorgio Mendicini) Roma 1 maggio 2017 - Parliamoci chiaro, ieri non sono andato come un bravo soldatino a mettermi in fila davanti al gazebo, e a votare Matteo Renzi, per fornire una cambiale in bianco al nuovo segretario del PD. Né per permettere al gruppo dirigente che lui si è scelto, e che spero allargherà, di continuare a sopravvivere e a muoversi a proprio piacimento nei palazzi del potere. Ieri sono andato a votare prima di tutto nella speranza di salvaguardare me stesso come libero cittadino di un Paese democratico non più ripiegarto su se stesso e capace di guardare al futuro. Ieri sono andato a votare perché intendo difendere con le unghie e con i denti la democrazia parlamentare rappresentativa in Italia, che rischia cedere sotto i colpi del rozzo capopolo Grillo e dei suoi irresponsabili reggicoda che si annidano in una certa Sinistra e in una bella fetta del mondo e delle gerarchie cattoliche (oltre che in poco avveduti e altrettanto irresponsabili ambienti dell'imprenditoria, della pubblica amministrazione, della magistratura, delle professioni, della scuola, del mondo accademico, della cultura, dello spettacolo). Ieri sono andato a votare perché non voglio che il mio Paese - che è tra i fondatori della comunità europea - precipiti di nuovo al ruolo di fanalino di coda (in caso di vittoria di Grillo), o addirittura abbandoni la UE, ma riprenda appieno quel ruolo fondamentale che gli spetta in Europa. Ieri sono andato a votare - come quarta e ultima motivazione - perché credo che, nel poco rassicurante panorama politico italiano, Matteo Renzi sia l'unico leader sufficientemente laico e riformista in grado di dare una risposta alle mie speranze. Detto questo, esaminiamo quali sono i maggiori esiti politici di queste primarie, al di là delle demagogie populiste e ideologiche tanto care a molti commentatori nostrani.
Il primo e più eclatante risultato è quello del numero dei votanti che, a mio parere, è da considerarsi eccezionale e straordinario in una fase in cui molti, troppi italiani hanno ceduto moralmente e si alimentano di vuota rabbia. Sui giornali di oggi certi ragionierini in malafede fanno i conti della serva e concludono che si è a poco più di metà di votanti rispetto alle primarie iniziali del PD, quelle di dieci anni fa. Ma dimenticano che allora non si era ancora entrati nella crisi economica che ha prostrato tanta parte della società italiana. Senza contare che si è votato nella giornata centrale di un "ponte" che ha certamente tenuto lontani dalle urne centinaia di migliaia di potenziali votanti, per di più coscienti che il risultato era scontato e che si trattava solo di vedere con quale percentuale avrebbe vinto Matteo Renzi.
Eccezionale, poi, si palesa a urne chiuse la qualità politica dei votanti, veri combattenti a difesa di una democrazia rappresentativa traballante e che solo per questo meriterebbero un'adeguata risposta non solo dal loro eletto, Matteo Renzi, ma anche da quei politici responsabili che si trovano in altre formazioni partitiche. Si è notata la scarsa affluenza di giovani ai seggi, e questa circostanza mi conferma che i giovani italiani, purtroppo, sono parte del problema. Ancora una volta - come ho scritto ieri a poche ore dall'apertura dei seggi - le nonne e i nonni, le mamme e i padri hanno dovuto supplire alle carenze dei figli e dei nipoti, recandosi consapevolmente e responsabilmente a votare alle primarie.
Un ultimo accenno alle alleanze che il PD dovrà quasi certamente mettere in piedi per poter aspirare realisticamente al governo del Paese, dopo le prossime elezioni politiche. Io non pretendo di essere un raffinato esegeta delle nostre vicende politico-istituzionali, come i tanti che dalle pagine dei giornali o dagli schermi tv - visto il quasi-trionfo alle primarie - hanno cominciato immediatamente a tirare per la giacchetta Matteo Renzi indicandogli questa o quella strada. Ma siamo sicuri che costoro stiano agendo in buona fede? C'è un modo concreto per capirlo: basta chiedersi chi siano i veri nemici del PD e dell'Italia. A mio parere, per il loro rifiuto della democrazia rappresentativa e dell'Europa,
i veri nemici sono Grillo e i suoi irresponsabili reggicoda. Fra questi ultimi, ovviamente, vi sono tutti coloro che - come Bersani e Bettini, ad esempio - prefigurano un'allenza politica con i grillini. Quindi Renzi non può prendere in considerazione chi vorrebbe spingerlo a riallacciare con i fuoriusciti dal PD. Ha perfettamente ragione ad escludere un tale innaturale rassemblement, e non per "vendetta" o per antipatie personali ma per il bene del Paese, per il bene dell'Italia.

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