In Italia il lepenismo nazionalista non ha possibilità di radicarsi e il vero pericolo mortale è Grillo. Ma la nostra sinistra ideologizzata sogna, e si illude che non sia così.
(di Giorgio Mendicini) Roma 4 maggio 2017 - Ho letto su "repubblica.it" di oggi un'analisi di Ezio Mauro, come sempre elegante e pregna di citazioni, sulla situazione politica francese e sulle prospettive del prossimo ballottaggio elettorale fra Macron e Le Pen. In essa l'illustre collega si mostra sorpreso e indignato perché la maggioranza dell'elettorato di sinistra (che al primo turno ha votato Mélenchon) si rifiuta ora di votare per Macron, con il rischio di far insediare la signora Le Pen all'Eliseo. Un commento appassionato, quello di Ezio Mauro, quasi un'ode civile a sostegno di valori democratici e nazionali che a me sembra riecheggiare qualcosa a cui si assiste anche in Italia.
Riferendosi a Macron, ad esempio, l'autorevole collega scrive che nella sinistra transalpina "c'è quasi un odio antropologico, che non ha nulla a che fare con la politica, per la figura fisica e insieme fantasmatica..." di questo giovane politico che prospetta tante speranze alla Francia e all'Europa. E più avanti spiega che "mentre l'indebolimento degli anticorpi repubblicani e la rabbia popolare facilitano la 'dediabolisation' di Le Pen, un moderno diavolo borghese (ossia Macron, aggiungo io) sale sul trono vacante e diventa il bersaglio della sinistra delusa, dispersa, furiosa". Sarebbe facile qui innestare alcuni paragoni tra Macron e Matteo Renzi, ma io ritengo che vi siano paragoni più importanti da fare tra la situazione francese e quella italiana. Che ci devono aiutare a capire chi è, nel nostro Paese, il vero nemico della democrazia e della nazione, quello da combattere e da battere a tutti i costi. Soprattutto perché nella sinistra italiana vi sono varie voci, anche autorevoli e sperimentate, che continuano inspiegabilmente e irresponsabilmente a indicare dei falsi bersagli a destra, con il rischio che alle prossime elezioni politiche si verifichi un vero e proprio disastro.
Per parlare fuori dai denti, mi rifaccio alle considerazioni da sempre espresse pubblicamente da Pierluigi Bersani, e da altri esponenti della sinistra (come Zagrebelsky), su Grillo e sul M5S. Nel senso di giudicare il MoVimento come collocato "al centro" dello schieramento politico italiano e quindi potenziale partner in un'alleanza politica con una formazione di sinistra. Nella visione molto angusta e provinciale di Bersani, dunque, Grillo non rappresenterebbe un pericolo per la democrazia italiana - ovvero un suo avversario irriducibile - ma addirittura una possibile risorsa.
C'è da rimanere esterrefatti! Uno fra i più navigati politici italiani non si rende conto del pericolo mortale che rappresentano Grillo e il suo movimento per la democrazia italiana e per il Paese! In quanto gli unici a poter coagulare una maggioranza parlamentare (sia pur relativa) assemblando i seguenti micidiali ingredienti : 1) posizioni genericamente di destra e di estrema destra; 2) la incancrenita avversione alla "vecchia" politica; 3) i rabbiosi e radicati sentimenti anti-sistema; 4) la permanente protesta sociale, che convoglia verso Grillo molti voti di sinistra.
E vediamo dove e perché Bersani e altri esponenti della sinistra si sbagliano, e di grosso. Nel suo ultimo intervento alla Direzione del PD a febbraio (quello della scissione) Bersani ha sbandierato ancora una volta il pericolo di una Destra populista in Italia, pensando evidentemente alla Le Pen e anche a Trump e alla Brexit. Ed è proprio qui il punto in cui Bersani - ma non solo lui - prende una cantonata cosmica, dettata essenzialmente dalla visione limitata e provinciale che hanno molti politici italiani. E dettata anche dalla loro voglia di agitare lo spauracchio del possibile avvento di una destra "sovranista" nel nostro Paese. Sbagliano di grosso, ripeto, perché l'avvento di una destra alla Le Pen, alla Trump o alla Brexit non è prevedibile nel nostro Paese, proprio per il loro carattere spiccatamente "nazionalista". Ossia per una caratteristica che se venisse proposta come tale agli italiani riceverebbe in cambio solo un coro di sonore pernacchie.
Infatti, il leghista Salvini non fa leva su sentimenti nazionali o nazionalisti per chiedere voti ma sulla xenofobia e sul razzismo: perché perfino lui di rende contro che se si rifacesse a sentimenti "nazionali" riceverebbe in cambio, come ho detto, delle sonore pernacchie. Dunque Salvini, a differenza di Grillo, non è in grado di coagulare una maggioranza pericolosa. Stesso discorso, ma più in piccolo, per la Meloni.
Non rimane che Grillo, il pericolo mortale che Bersani sottovaluta o addirittura rivaluta politicamente. Beppe Grillo, infatti, proprio per il mestiere che faceva ha girato in lungo e in largo il nostro Paese, ha parlato e si è confrontato con decine di migliaia di persone e si è reso conto perfettamente della seguenti cose: a) l'Italia è nettamente divisa, fra Nord e Sud, non solo sul piano territoriale ma sul piano delle infrastrutture, della situazione economica, del reddito, del livello culturale, della situazione sociale e chi più ne ha più ne metta...; b) l'Italia è letteralmente frantumata sul piano politico, in faide permaneti fra diverse formazioni sociali, fra bande, fra corporazioni e chi più ne ha più ne metta...; c) la massa degli italiani non stravede per le radici su cui si è formata la nazione, ossia non ama alla follia il Risorgimento; d) la retorica dei partiti di massa, DC e PCI, ha sempre aborrito il termine "nazione" perché richiamava il nazionalismo aggressivo praticato dal fascismo. Ma con l'acqua sporca, questa nefasta retorica, a gettato via il bambino ossia il senso di identità nazionale che è ben altra cosa del nazionalismo.
In conclusione, nel nostro Paese - a differenza che in Francia, negli USA, in GB, in Germania, in Spagna, in Grecia - se si chiedessero voti in base allo "spirito nazionale" si otterrebbe, purtroppo, solo un effetto comico e si avrebbero in cambio derisioni se non insulti. Dunque, come si è detto, nel nostro Paese l'unica destra veramente pericolosa, mortale per la democrazia, sarebbe quella coagulata da Grillo, in base a un sentimento politico negativo e disgregante, che gli italiani coltivano da secoli: IL RIBELLISMO ANARCOIDE. Questo, e solo questo, è il vero pericolo "che viene da destra" in Italia.

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