Grillo e Travaglio, "servi dei padroni", dirottano sulla Politica l'odio altrimenti destinato ai poteri forti


     (di Giorgio Mendicini) Roma, 21 maggio 2017 - Il professor Guido Vitiello è un raffinato esegeta del grillismo, dei suoi precursori, dei suoi creatori (redivivi dott. Frankenstein, assemblatori di mostri spietati e moralisti). Nel suo ultimo, illuminante articolo su "Il Foglio" - titolato "Anche l'album di famiglia di 'Repubblica' è pieno delle foto dei grillini"  - ne ha un po' per tutti: dai moralisti pentiti Michele Santoro e Luciano Violante; all'apprendista stregone Ezio Mauro "il cui giornale - scrive Vitiello - ha creato in vitro l'homunculus Travaglio fino a farne un gigante, salvo poi scoprire dalla sera alla mattina che il suo stile ormai egemonico viene dritto dal settimanale neofascista 'Il Borghese' degli anni più torvi".
      Articolo illuminante, dicevo, ma che per forza di cose non può affrontare i numerosi e complessi  aspetti del grillismo, delle sue origini, dei suoi sviluppi. Di Grillo, Travaglio e Davigo, ad esempio, si limita a dire che sono "la caricatura espressionista" di precursori ben altrimenti dotati e aggraziati. Ma io, che sono molto meno raffinato del professor Vitiello, ho un'altra definizione per costoro: "servi dei padroni", ossia maggiordomi al servizio dei poteri forti. Che infatti li proteggono e li difendono con i loro giornaloni attaccando un giorno sì e l'altro pure l'outsider Matteo Renzi, alfiere e paladino della buona Politica. Un caso a parte è "Il fatto Quotidiano" portavoce e sicario alle dipendenze di una certa magistratura, altro potere forte che ha fatto del suo squallido e reazionario moralismo la propria ragione di vita.
      Ed ai loro padroni - i poteri forti di orgni genere e colore, appunto - Grillo e Travavaglio sono riusciti a rendere il servigio forse più gradito: stornare, deviare sulla Politica e sui politici l'odio popolare che, invece, dovrebbe essere diretto contro i veri manovratori, contro gli autentici affamatori del popolo che sono, appunto, i poteri forti.

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