L'eredità di Giovanni Sartori, di cui nessuno parla: la sua denuncia sui danni finali del consumismo, delle tecnologie inquinanti e della sovrappopolazione

In un villaggio nigeriano
      (di Giorgio Mendicini) Roma, 16 aprile 2017 - Di recente è scomparso uno dei pochissimi pensatori laici e di caratura internazionale che l'Italia potesse vantare, Giovanni Sartori, ma la sua morte è stata celebrata dai mass media con la solita retorica di basso conio e con frasi fatte del tipo "un intellettuale fuori dagli schemi". Viste tali poco esaltanti premesse, era prevedibile che passasse sotto silenzio anche, e soprattutto, l'originale eredità che ci ha lasciato Sartori, ovvero il suo grido d'allarme per le sorti del nostro pianeta sottoposto in contemporanea all'azione martellante e devastante di tre fattori: il consumismo, le tecnologie inquinanti, la sovrappopolazione, che ci stanno portando a un "punto di non ritorno" rispetto al clima. Fattori intrecciati tra loro e per i quali finora non si sono voluti, o potuti, adottare rimedi permanenti, applicabili a livello planetario: superando sia gli interessi economici multinazionali sia le priorità politico-strategiche (nazionali o regionali) sia le visioni ideologiche, soprattutto di natura religiosa. Talmente potenti e ramificate, queste ultime, che del terzo fattore, la sovrappopolazione, se ne è fatto un vero e proprio tabù di cui neppure si accenna nel dibattito pubblico. Sartori, fra l'altro, è stato uno dei pochi politologi di livello internazionale che ha affrontato l'argomento in un libro, edito nel 2002 e intitolato "La Terra scoppia, sovrappopolazione e sviluppo".
       Per la verità, sono anni che il sottoscritto, nel suo piccolo, riflette sulle ragioni per cui soprattutto la Chiesa cattolica si mostra così ferocemente contraria perfino a un ragionevole controllo dei concepimenti. Dei concepimenti, ripeto, e non delle nascite. Sotto questo aspetto ci viene parzialmente in aiuto lo stesso Sartori, il quale in un suo articolo del gennaio 2003 su "L'Espresso" afferma fra l'altro che "...l'accanimento 'procreazionista' del Vaticano è recente, recentissimo" ed aggiunge: "L'enciclica 'Humanae vitae' di Paolo VI è del 1968. Allora cadde praticamente nel nulla, e non costituisce un pronunciamento infallibile (non è coperto dalla dottrina della infallibilità del papa). Pertanto la crociata pro-nascite della Chiesa di Roma è tutta opera di papa Wojtyla". Detto questo, Sartori - nel medesimo articolo - precisa: "Certo è che il divieto di pratiche contraccettive non trova nessun sostegno nelle Sacre Scritture, nella tradizione, teologia e legge naturale del cattolicesimo. E poi, come si fa a condannare non l'interruzione di gravidanza ma, alla stessa stregua, anche la sua prevenzione? La Chiesa non si può opporre ai contraccettivi con l'argomento che usa contro l'aborto, e cioè che si tratta di assassinio. Assassinio di che cosa? Del nulla, visto che la prevenzione impedisce la fecondazione".
      Ma l'aspetto messo in evidenza da Sartori non è l'unico, a mio parere, che pone la Chiesa cattolica su un versante di assoluta intransigenza verso il controllo delle nascite. Infatti, i nuovi fenomeni planetari ci pongono dei dilemmi inediti e ancora insondati, che troppo sbrigativamente vengono tacciati di "relativismo". In questo senso forse dovremmo cominciare a domandarci se un "principio universale" valido per 10 miliardi di essere umani sia altrettanto valido per 100 o per 1.000 miliardi di esseri umani. In teoria, e secondo la metafisica tradizionale, non dovrebbero esserci dubbi, ma questi ultimi nascono proprio dal fatto che a 1.000 miliardi di abitanti (ma neppure a 100 miliardi) la Terra non potrebbe mai giungere, visti i prevedibili mortali conflitti che nascerebbero ben prima per la mancanza di cibo e di spazio. E dunque se saltasse la validità dei tradizionali principi universali - spazzata via dalla potenza devastante dei grandi numeri - in base alla visione cattolica si potrebbe, come passo successivo, giungere a mettere in dubbio non solo il valore ma persino l'esistenza di un "assoluto". E questo per la Chiesa sarebbe semplicemente inammissibile. Dunque, nessun freno e nessun controllo alle nascite perché altrimenti si dovrebbero ammettere spaventose novità rispetto alla validità di "immutabili" (o presunti tali) principi universali. Meglio, almeno per ora, tenere la testa sotto la sabbia. E poi si vedrà...
      Tornando ora al pensiero di Giovanni Sartori, e alla sua eredità, noteremo che le sue valutazioni raggiungono un alto grado di chiarezza: ormai è dimostrato, egli dice, che la lotta alla tecnologia inquinante e al consumismo inquinante - due dei tre fattori che minacciano il pianeta - si è dimostrata vana, perciò "resta, allora, soltanto la soluzione di fermare la crescita demografica". A tal fine, dice Sartori, la tecnologia - invece di essere inquinante - diventa "benefica" ed aiuta: "contraccettivi, pillole del giorno dopo e altri accorgimenti costano pochissimo e la loro utilizzazione richiede soltanto un addestramento minimo". E in questo senso, anche se Sartori non lo dice esplicitamente, solo le donne possono essere protagoniste di una inversione di tendenza nei Paesi più sovrappopolati e per questo meno votati a uno sviluppo economico.
      Questa del controllo dei concepimenti, secondo il pensatore laico, "è la soluzione che davvero risolve" ma, allo stesso tempo, "di questa soluzione non si parla; l'argomento è tabù; la Chiesa Cattolica si oppone e la sua opposizione riesce a bloccare tutti". Sartori infatti ricorda che si tratta solo e solamente della Chiesa di Roma perché il cristianesimo protestante consente la contraccezione; così come la consentono tutte le religioni orientali e anche l'Islam. E a tale proposito ricorda l'Iran, dove si è riusciti far scendere il tasso di natalità dall'altissimo 6,5 a solo 2,1 per donna, in media. Dunque, afferma Sartori, un grosso ostacolo alla possibile soluzione per salvare la Terra rimane la Chiesa cattolica perché essa "dispone di voti strategici negli USA e all'Onu". Ed aggiunge: "E se le Nazioni Unite rifiutano persino di ammettere che esista un problema di esplosione demografica, quella esplosione non può essere fermata".
      Per la verità, bisogna ricordare che non solo la Chiesa di Roma ma anche tutte le Nazioni più povere, e ad altissimo tasso di incremento demografico, hanno interesse a che non si affronti il problema della popolazione, che loro usano in funzione "strategica" e per ricattare i Paesi più ricchi.
      In conclusione vediamo alcune cifre generali per avere almeno un'idea del fenomeno (dati del U.S. Census Bureau): la prima cifra è quella del 1960, ossia due generazioni fa; la seconda cifra è quella relativa al 2015; la terza è la previsione a meno di 10 anni, ossia al 2025. Europa (compresi Est e Russia): 1960, 605 milioni di abitanti; 2015, 745 milioni; 2025, 749 milioni. Africa: 1960, 285 milioni: 2015, 1 miliardo e 159 milioni; 2025, 1 miliardo e 452 milioni. America Latina e Caraibi: 1960, 217 milioni; 2015, 618 milioni; 2025, 675 milioni. America del Nord: 1960, 198 milioni; 2015, 356 milioni; 2025, 385 milioni. Asia: 1960, 1 miliardo e 720 milioni; 2015, 4 miliardi e 327 milioni; 2025, 4 miliardi e 685 milioni. Oceania: 1960, 15 milioni; 2015, 37 milioni; 2025, 41 milioni. Come si può notare, l'incremento più "esplosivo" è stato quello dell'Africa che ha quadruplicato in due generazioni la sua popolazione, e che fra meno di dieci anni la quintuplicherà. In tali condizioni come si fa a non comprendere i timori delle popolazioni europee, che paventano un'invasione?

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