Lucia Annunziata scambia i suoi malsani desideri con la realtà, ossessionata dalla figura politica di Renzi
![]() |
| Lucia Annunziata |
Il fatto è che, subito dopo pranzo, mi sono caduti gli occhi su un allettante articolo di fondo della impagabile Lucia Annunziata, sull' "Huffington Post" : un'autentica delizia del palato per i lettori amanti dell'aria fritta. E già dall'aulico e retorico titolo ho cominciato a capire di che pasta fosse il manicaretto preparato dalla nota (ex) corrispondente internazionale, guastata poi dalle cattive frequentazioni in patria (leggi D'Alema&C.). "La nemesi del complotto" - questo il titolo scelto dall'Annunziata per descrivere quella che lei s'illude essere l'attuale condizione di Matteo Renzi - in cui ella cerca, invano, di ostentare tutta la sua erudizione classica e, nello stesso tempo, tenta di occultare tutto il suo fazioso e ideologico livore antirenziano.
Leggendo l'articolo si capisce una sola cosa, ossia il suo malsano desiderio che l'avventura politica di Matteo Renzi giunga ormai alle batture finali. Per il resto, dopo la ripetuta lettura e rilettura del prodotto annunziatesco, non ho avuto alcun dubbio nel paragonarlo al rovistare compulsivo nelle più maleodoranti discariche della faziosità italica. Non un concetto politico, non una prospettiva di governo, non un accenno all'interesse nazionale. In perfetto stile dalemiano, solo pettegolezzi e insinuazioni su Renzi, sulla sua famiglia, sul detestato "giglio magico". Una vera e propria ossessione, quella di Lucia Annunziata, simile in tutto all'ossessione e alla rabbia, evidentemente, degli assidui frequentatori del suo salotto casalingo. Per aver l'ambizione di essere un articolo dalle pretese "politiche", il risultato è meno che misero.
Ed è proprio qui che si rivolge la mia attenzione verso alcuni sedicenti commentatori politici, il cui spessore culturale e ideale - prima ancora che politico - è prossimo allo zero. L'Annunziata, per esempio, nel suo articolo di fondo parla del "capolavoro di Bettino Craxi che della sua caduta fece una riscrittura della Storia, seguito con passo di danza pochi anni dopo da Silvio Berlusconi che trasformò in uno status quello del perseguitato politico". Ella dunque paragona colui che, nel bene e nel male, è stato un grande leader riformista - alla pari di un Prodi o di un Renzi - ad un altro, ossia Berlusconi, che potrebbe al massimo essere definito un ottimo venditore televisivo di pentole.
Se queste sono le conoscenze storiche dell'Annunziata, le sue capacità di analisi politica, le sue attitudini a penetrare politicamente e storicamente il personaggio Renzi, allora possiamo stare tranquilli perché la signora non ha capito un tubo. E, al massimo, ripete a pappagallo ciò che qualche interessato suggeritore le bisbiglia nell'orecchio. (Giorgio Mendicini)

Sig Mendicini ha scritto in modo superlativo le stesse sensazioni che ho provato anche io nel leggere l'articolo , le stesse sensazioni che ho avuto leggendo quasi a pari tempo un articolo di Giannini su Repubblica dai toni e contenuti simili. Mi pare di poter dire che il politico Renzi o lo si ama o lo si odia , confesso di propendere verso il primo sentimento , l'unico dubbio che ho su Renzi è che non riesco a distinguere i suoi limiti ( caratteriali ) dai suoi meriti perchè credo che questo suo essere diretto e sincero sia entrambe le cose e forse deve solo deve imparare meglio a modularli nei tempi giusti. Molto desolante la pochezza e faziosità di gran parte della stampa italiana fedele espressione di un desolante paese. Lencioni Roberto
RispondiEliminaCaro Roberto, io non giudico la politica dalle simpatie o dalle antipatie né mi baso su sentimenti di qualsiasi tipo, proprio per non correrre il rischio di fare valutazioni errate o fuorvianti. Io giudico la politica dai fatti. Faccio un solo esempio. Il grande Cavour, maggior statista mondiale dell'800, aveva molti "vizi" (cibo, donne, gioco), faceva una vita disordinata e in molti periodi un giorno affermava BIANCO e il giorno dopo NERO. Ma è stato, in politica, quello che è stato: ammirato dal famoso storico inglese Trevelian come il più grande politico di tutti i tempi per aver costruito dal nulla, e quasi senza mezzi, una nazione come l'Italia. Questo per dire che l'etica e la pratica della politica sono categorie a sè - con fini unici e precipui - e non c'entrano nulla con la morale e con l'azione individuale. Sono due cose TOTALMENTE diverse. Chi invece, come l'ignorante di politica, vuole applicare la morale individuale alla politica (onestà, coerenza e altre amenità del genere) o è in malafede oppure è un vuoto e ignorante moralista, capace solo di far danni e nient'altro. Giorgio Mendicini
RispondiEliminaCondivido le analisi di Giorgio Mendicini.
RispondiElimina