"La pioggia fatale", un antico racconto popolare del Caucaso che spiega l'impazzimento odierno dell'Italia
(di Giorgio Mendicini) Roma, 24 marzo 2017 - L'impazzimento odierno dell'Italia ha fatto riaffiorare tra i miei ricordi un racconto popolare del Caucaso che io leggevo e rileggevo da ragazzo, attirato anche dalla bella illustrazione. Sono andato a ripescarlo: s'intitola "La pioggia fatale".
C'era una volta, in un villaggio del Caucaso, un mullah, ossia una sorta di sacerdote, il quale quotidianamente leggeva il Corano. Un giorno, dopo un periodo di prolungata siccità, gli capitò sotto gli occhi una profezia spaventevole e cioè che il venerdì successivo sarebbe caduta una pioggia, copiosa, che avrebbe fatto diventare matti tutti coloro che l'avessero bevuta. Il mullah si preoccupò moltissimo e, in gran segreto, fece una grossa provvista d'acqua dal pozzo per sè e per gli amici.
Giunse il venerdì e cominciò a piovere, e a piovere, e a piovere. Lui cercò di impedire che la gente bevesse quell'acqua piovana ma nessuno gli credette. Così, all'imbrunire, tutti gli abitanti del villaggio erano già impazziti e invece di seguire il mullah nella sua preghiera vespertina sui misero a saltare e a ballare per le strade, a cantare e a schiamazzare.
"Siete impazziti perché avete bevuto quell'acqua piovana - continuava a gridare, aggirandosi fra i suoi compaesani - ma io ho fatto provvista di acqua buona e, se ne berrete, spero che Allah vi concederà la grazia di riavere la ragione". Ma, ancora una volta, nessuno gli dette ascolto e quando videro che il mullah continuava a insistere, gli gridarono: "Sei tu che sei pazzo, non noi! Parli di acqua che fa impazzire. Dici cose senza senso!". Il mullah, disperato, non desisteva dalle sue esortazioni e alla fine il popolo gli si rivoltò contro: fu preso e sollevato da alcuni uomini, e poi fu gettato in una fossa "finché - dissero - non fosse guarito dalla sua pazzia".
Il povero mullah, quando si trovò nella fossa - al buio, al freddo e con i piedi a mollo in una pozzanghera - si mise a riflettere velocemente e concluse che non era bene essere il solo savio in mezzo a tanti matti. Perciò si chinò e cominciò a bere l'acqua della pozzanghera. Immediatamente impazzì e si mise a fare ogni sorta di balli e di lazzi, urlando e cantando a squarciagola. La gente del villaggio, sentendo le sue grida, pensò che fosse guarito dalla sua malattia mentale.
Lo tirarono su e, vedendo che faceva il pazzo tanto quanto loro, si convinsero che gli fosse tornata la ragione. Lo portarono in trionfo alla moschea e fu rimesso al suo posto, come un tempo. La morale? Ognuno la tragga per sè. Io posso solo dire che, a mio modesto parere, la pioggia fatale esiste davvero, solo che oggi non si chiama più così ma è conosciuta con il nome di informazione avvelenata o, in altri contesti, come propaganda. Vedete un po' voi...

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