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| Guglielmo Epifani e Susanna Camusso |
Roma, 19 marzo 2017 - Nel giorno della festa del papà - almeno fin quando ci permetteranno di chiamarlo così e non, per dire, "genitore A" - ogni figlio ben nato e ben cresciuto cerca di dimostrare il suo amore per il padre e, se questi non c'è più, si sforza di onorarne la memoria. Purtroppo non sempre ciò accade, soprattutto quando si tratta di padri famosi, di grandi personaggi che hanno fatto la storia come Enrico Berlinguer o Bettino Craxi, e i cui figli non si dimostrano all'altezza del compito. Per amore di patria lasciamo da parte Bianca Berlinguer (della quale peraltro ho parlato, malissimo, in un recente articolo) e occupiamoci en passant del figlio di Bettino Craxi, soprannominato "Bobo", un diminuitivo-vezzeggiativo che la dice lunga sulla sua caratura umana e politica. Praticamente un nome da orsacchiotto di peluche.
Ebbene l'orsacchiotto, pardon "Bobo", si è da sempre scagliato contro la grande riforma di Matteo Renzi con il pretesto che è diversa dalla grande riforma proposta dal padre Bettino negli anni '80. Tutta fuffa, tutte bufale, per nascondere diverse opzioni e diversi interessi politici del Craxi jr. Ma quella di "Bobo" può essere declassificata proprio a storia di un orsacchiotto di peluche.
Di ben diverso peso è il vergognoso tradimento dei principi socialisti, laici, libertari e riformisti compiuto da Susanna Camusso e da Guglielmo Epifani - rispettivamente segretaria generale ed ex segretario generale della Cgil - i quali pure dovrebbero essere considerati figli legittimi del riformismo di Bettino Craxi. Figli degeneri, dico io, perché si sono sempre opposti alle giuste riforme di Matteo Renzi contribuendo in maniera sostanziale alla vittoria del NO al referendeum costituzionale del 4 dicembre 2016. Un NO che, peraltro, si sta dimostrando sempre più a doppio taglio per coloro che con delinquenziale faciloneria lo hanno maneggiato e brandito come un manganello. E ciò a mano a mano che il tempo passa e che vengono metabolizzati gli effetti deleteri e devastanti di quel NO sulla vita del Paese.
Addirittura Epifani ha lasciato il PD, unendosi alla sporca pattuglia di fouriusciti dal partito e confermando così, clamorosamente, la sua totale infedeltà ai principi socialisti, laici e riformisti, di cui egli si è sempre dichiarato, a parole, portatore. E questo suo tradimento - inammissibile, per me - mi crea fra l'altro un profondo malesse personale in quanto io, anche per radicate tradizioni familiari, mi sono sempre richiamato ai principi laici, libertari e riformisti del socialismo. E perciò ero convinto che un personaggio come Epifani non avrebbe mai deflettuto da quella strada.
Quanto alla Camusso, la conosco meno ed ho l'impressione che sia più ambigua e sfuggente rispetto ad Epifani. Ma in ogni caso una cosa è certa: entrambi si sono fatti sopraffare dagli interessi di bottega, dagli interessi di potere della Cgil rispetto alle, ripeto, sacrosante riforme proposte da Matteo Renzi. E la dimostrazione è nel grido di vittoria della Camusso alla notizia della cancellazione dei voucher da parte del governo Gentiloni. Un grido che, però, potrebbe rimanerle strozzato in gola perchè si tratta di un'altra forzatura, di un altro errore, di un'altra vittoria di Pirro. Come quella del referendum... (Giorgio Mendicini)

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