Estrema destra al governo? Salvini abbaia ma non morderà; il pericolo mortale per la democrazia è Grillo
Roma, 20 febbraio 2017 - Le recenti esternazioni razziste di Matteo Salvini hanno fatto molta impressione e suscitato una diffusa indignazione nel Paese: "Serve una pulizia di massa - ha detto - strada per strada, quartiere per quartiere. Una volta al governo farei deportare i clandestini dai quartieri, anche con le maniere forti; farei controllare i confini, come si faceva una volta, con le navi della Marina Militare: polizia e pattugliatori in mare; e magari istituirei anche una guardia nazionale anti-migranti come negli USA di Trump".
Queste dichiarazioni razziste hanno avuto un'eco nell'Assemblea nazionale del PD, dove si è quasi consumata la scissione della minoranza. In molti interventi, infatti, sono state richiamate le parole del leader della Lega per evocare il pericolo che l'estrema destra prevalga alle prossime elezioni politiche, di fronte a un indebolimento del PD. E, ovviamente, tale destra estrema è stata identificata nella formazione di Salvini. Ma questo, a mio parere, è un grave errore di valutazione perché Salvini non è in grado di coagulare abbastanza voti per una maggioranza (sia pure relativa) di estrema destra. Mentre è in grado di farlo Grillo, con il suo movimento diffuso in campo nazionale e capace di rastrellare sia al centro, sia a destra, sia all'estrema destra, sia fra gli odiatori della "vecchia" politica, sia fra i rabbiosi anti-sistema, sia nella montante protesta sociale. Perciò guardare a Salvini come "al pericolo di destra" potrebbe rivelarsi un errore fatale, perché l'unico a poter coagulare una maggioranza di quel tipo è, in Italia, solamente Grillo. E spiegherò qui di seguito il perché.
Se si guarda alle vittorie già avvenute, e anche a quelle temute - Brexit, Trump, Le Pen - occorre notare che esse hanno tutte un preciso elemento in comune: il carattere spiccatamente "nazionale" o addirittura "patriottico". Dunque le destre populiste hanno vinto in GB e in Usa, e hanno probabilità di vincere in Francia, per una caratteristica, quella "nazionale", che se venisse riproposta tale e quale in Italia riceverebbe in cambio, come ho già avuto occasione di scrivere, non voti ma un coro di vibranti e sonore pernacchie. Ed è per questo motivo, penso, che Salvini non fa leva su sentimenti nazionali o patriottici per chiedere voti ma sulla xenofobia, sul razzismo, su un generico populismo; perché perfino lui si rende conto che se si richiamasse a sentimenti nazionalisti riceverebbe in cambio, come ho detto, sonore pernacchie. Dunque Salvini, anche per il carattere esclusivamente nordista della sua formazione non è in grado di raccogliere, da solo, una maggioranza per il governo del Paese. Stesso discorso vale per la Meloni, la cui destra più che nazionale si potrebbe definire "di borgata".
Non rimane che Grillo, il pericolo mortale che in troppi, soprattutto nel ceto politico e in campo giornalistico, irresponsabilmente sottovalutano. Grillo, infatti, proprio per il mestiere che ha sempre fatto ha viaggiato in lungo e in largo il nostro Paese, ha interloquito con decine di migliaia di persone e si è reso conto da tempo della seguenti situazioni: a) l'Italia è spaccata, fra Nord e Sud, non solo sul piano territoriale ma sul piano delle infrastrutture, della situazione economica, del reddito, del livello culturale, della situazione sociale; b) l'Italia è frantumata sul piano politico, in faide permaneti fra diverse formazioni sociali, fra bande, fra corporazioni; c) la massa degli italiani non ama le radici su cui si è formata la nazione, ossia non sente come suo il Risorgimento; d) la retorica dei partiti di massa, DC e PCI, ha sempre aborrito il termine "nazione" perché richiamava il nazionalismo aggressivo praticato dal fascismo.
In conclusione, nel nostro Paese - a differenza che in Francia, negli USA, in GB, in Germania, in Spagna e perfino in Grecia - chiedere voti in base alla "spirito nazionale" otterrebbe l'effetto opposto e annegherebbe perfino nel ridicolo. Dunque, come ho già scritto all'inizio, in Italia l'unica destra veramente pericolosa, mortale per la democrazia, sarebbe quella coagulata da Grillo, anche in base all'unico sentimento nazionale, pur se negativo, che gli italiani coltivano da secoli: il loro ribellismo anarcoide. Questo, e solo questo, è il vero pericolo "che viene da destra" in Italia.
Queste dichiarazioni razziste hanno avuto un'eco nell'Assemblea nazionale del PD, dove si è quasi consumata la scissione della minoranza. In molti interventi, infatti, sono state richiamate le parole del leader della Lega per evocare il pericolo che l'estrema destra prevalga alle prossime elezioni politiche, di fronte a un indebolimento del PD. E, ovviamente, tale destra estrema è stata identificata nella formazione di Salvini. Ma questo, a mio parere, è un grave errore di valutazione perché Salvini non è in grado di coagulare abbastanza voti per una maggioranza (sia pure relativa) di estrema destra. Mentre è in grado di farlo Grillo, con il suo movimento diffuso in campo nazionale e capace di rastrellare sia al centro, sia a destra, sia all'estrema destra, sia fra gli odiatori della "vecchia" politica, sia fra i rabbiosi anti-sistema, sia nella montante protesta sociale. Perciò guardare a Salvini come "al pericolo di destra" potrebbe rivelarsi un errore fatale, perché l'unico a poter coagulare una maggioranza di quel tipo è, in Italia, solamente Grillo. E spiegherò qui di seguito il perché.
Se si guarda alle vittorie già avvenute, e anche a quelle temute - Brexit, Trump, Le Pen - occorre notare che esse hanno tutte un preciso elemento in comune: il carattere spiccatamente "nazionale" o addirittura "patriottico". Dunque le destre populiste hanno vinto in GB e in Usa, e hanno probabilità di vincere in Francia, per una caratteristica, quella "nazionale", che se venisse riproposta tale e quale in Italia riceverebbe in cambio, come ho già avuto occasione di scrivere, non voti ma un coro di vibranti e sonore pernacchie. Ed è per questo motivo, penso, che Salvini non fa leva su sentimenti nazionali o patriottici per chiedere voti ma sulla xenofobia, sul razzismo, su un generico populismo; perché perfino lui si rende conto che se si richiamasse a sentimenti nazionalisti riceverebbe in cambio, come ho detto, sonore pernacchie. Dunque Salvini, anche per il carattere esclusivamente nordista della sua formazione non è in grado di raccogliere, da solo, una maggioranza per il governo del Paese. Stesso discorso vale per la Meloni, la cui destra più che nazionale si potrebbe definire "di borgata".
Non rimane che Grillo, il pericolo mortale che in troppi, soprattutto nel ceto politico e in campo giornalistico, irresponsabilmente sottovalutano. Grillo, infatti, proprio per il mestiere che ha sempre fatto ha viaggiato in lungo e in largo il nostro Paese, ha interloquito con decine di migliaia di persone e si è reso conto da tempo della seguenti situazioni: a) l'Italia è spaccata, fra Nord e Sud, non solo sul piano territoriale ma sul piano delle infrastrutture, della situazione economica, del reddito, del livello culturale, della situazione sociale; b) l'Italia è frantumata sul piano politico, in faide permaneti fra diverse formazioni sociali, fra bande, fra corporazioni; c) la massa degli italiani non ama le radici su cui si è formata la nazione, ossia non sente come suo il Risorgimento; d) la retorica dei partiti di massa, DC e PCI, ha sempre aborrito il termine "nazione" perché richiamava il nazionalismo aggressivo praticato dal fascismo.
In conclusione, nel nostro Paese - a differenza che in Francia, negli USA, in GB, in Germania, in Spagna e perfino in Grecia - chiedere voti in base alla "spirito nazionale" otterrebbe l'effetto opposto e annegherebbe perfino nel ridicolo. Dunque, come ho già scritto all'inizio, in Italia l'unica destra veramente pericolosa, mortale per la democrazia, sarebbe quella coagulata da Grillo, anche in base all'unico sentimento nazionale, pur se negativo, che gli italiani coltivano da secoli: il loro ribellismo anarcoide. Questo, e solo questo, è il vero pericolo "che viene da destra" in Italia.

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