Massimo Giannini. Il fustigatore di Renzi che vaneggia di "guerra tra poveri" fra tassisti e ambulanti pieni di soldi
Roma, 23 febbraio 2017 - Nella sua quotidiana requisitoria antiRenzi, oggi Massimo Giannini - fra le tante invettive contro il leader del PD - ne lancia una, eccezionalmente, perfino contro il populismo che egli stesso alimenta, affermando perentorio: "Non è più tempo di un'antipolitica cinica e rabbiosa che diffonde e moltiplica il virus dell'odio sociale, in uno scontro tra poveri nel quale l'unica cosa che conta alla fine è l'incasso di un miserabile dividendo elettorale". Riferendosi, ma senza dichiararlo esplicitamente, all'eversiva rivolta dei tassisti e degli ambulanti contro le Istituzioni della Repubblica.
Purtroppo per lui, però, anche da questa frasetta allusiva ma gonfia di retorica emerge la sua ormai acclarata carenza di analisi sociale e politica. Vediamo perché.
Innanzitutto è vergognoso che Giannini usi l'espressione "scontro tra poveri" parlando di tassisti e di ambulanti che poveri certo non sono, anche se essi sostengono di aver perso per via della crisi una fetta del loro reddito. Ma non ne hanno perduto neppure tanto se, gironzolando io per il solito mercato settimanale del mio quartiere, ho visto con i miei occhi una sfilza di automobili costose parcheggiate - in rigorosa seconda o terza fila - parallelamente ai furgoni dei bancarellari. E uno di questi ultimi l'ho visto mettersi al volante di una Jeep Grand Cherokee nuova di zecca (targata F...) dal modico costo di 70.000 euro. Mentre a lavorare per lui al banco rimanevano due "schiavetti" asiatici. E poco più in là, poi, erano parcheggiate accanto ad altri furgoni un SUV Volvo e una BMW station wagon di grossa cilindrata. Se questi, per Giannini, sono poveri...!
E sì, perché questa comoda storiella della "guerra tra poveri" permette a personaggi come Massimo Giannini di schierarsi con Grillo e di affermare, con grande faccia tosta, che fanno tale scelta perchè il M5S è vicino al popolo che soffre. Popolo sofferente che in questo caso sarebbe impersonato dai benestanti, se non di più, ambulanti e tassisti!
Ma la questione non si ferma certo alle impressioni, perché se andiamo a vedere i numeri le cose non cambiano, anzi...In base alla classificazione dell'Istat 2016, i "poveri assoluti" e i "poveri relativi" con diritto di voto assommano in Italia circa 8 milioni e 600 mila. Se applichiamo a questa cifra la media di astensionismo degli ultimi decenni, appuriamo che i voti effettivamente espressi dai poveri certificati in Italia sarebbero oggi all'incirca 6 milioni.
E gli altri? Sempre in base alle cifre Istat vediamo che, in totale, gli italiani con diritto di voto sono 50 milioni e 800 mila. Se a questa cifra sottraiamo gli 8 milioni e 600 mila poveri, rimangono 42 milioni e 200 mila italiani aventi diritto al voto che non sono considerati ufficialmente "poveri". Certo, fra questi 42 milioni ci saranno anche coloro che, pur non essendo classificati poveri, non se la passano tanto bene: ai 42 milioni, dunque, sottraiamo altri 8 milioni e 300 mila aventi diritto al voto "che non se la passano proprio tanto bene" (in base alla suddivisione in 3/3 della popolazione totale rispetto alle fasce di reddito). Arriviamo così a un totale di 16 milioni e 900 mila italiani aventi diritto al voto che sono classificabili tra "poveri assoluti", "poveri relativi" e "che non se la passano tanto bene". Rimangono 33 milioni e 900 mila italiani aventi diritto al voto che "se la passano benino, bene o molto bene".
Fra quelli che se la passano bene, ovviamente, vanno inseriti i tassisti e gli ambulanti, i quali perciò non partecipano a nessuna guerra tra poveri, come sostiene demagogicamente Giannini. Ma che semmai, con le loro pretese corporative, contribuiscono a sottrarre reddito ai veri poveri.
Ora, tornando alle cifre, rivediamole in base al criterio dei voti effettivamente espressi, togliendo circa un 30% all'ammontare degli aventi diritto al voto. Si possono dunque prevedere, alla fin fine, circa 11 milioni e 300 mila voti validi fa i "poveri e coloro che non se la passano tanto bene"; mentre i voti validi di "quelli che stanno benino, bene o molto bene" sarebbero circa 22 milioni e 600 mila. Un terzo e due terzi.
Ovviamente non tutti gli 11 milioni e 300 mila voti "dell'Italia che sta peggio" andranno a Grillo. Io credo che siano un po' meno della metà, circa 5 milioni, e che gli altri 6 e più milioni andranno suddivisi tra la destra xenofoba e razzista, la destra borgatara, le frammentate formazioni a sinistra del PD. Ciò significa che milioni di voti dell' "Italia che sta bene" andranno a Grillo: di chi sono questi voti di schiumanti e rabbiosi tafazziani che, votando M5S, non si rendono conto di martellarsi i genitali? Appartengono, a mio parere a diverse categorie sociali tutte benestanti, vediamo quali.
L'altro giorno ero in un panificio-norcineria-rosticceria di Roma, gestito con enorme bravura e professionalità da due fratelli 45/50enni, che ha un grosso giro d'affari. Non so come, siamo andati a parlare delle difficoltà dell'Italia, e qui i due professionali e amabili gestori hanno cambiato subito espressione, diventanto aggressivi e cattivi nel volto, usando espressioni come "stato di merda" e "politici ladri" a più non posso. Io ho cercato inizialmente di ribattere, ricordando loro che sono gestori di una ben avviata e ricca azienda, ma poi ho rinunciato perché ho visto un autentico e folle odio nei loro occhi contro l'establishment e il sistema. E ho avuto anche un po' paura perché loro sanno che io sono un giornalista...
Ecco, fra queste categorie benestanti, e anche di più, si annidano molti di coloro che votano Grillo: tassisti, venditori ambulanti, commercianti, artigiani, autonomi in genere. Anche se non si può fare di tutta l'erba un fascio, in queste categorie ci sono anche persone che, fino a prima della crisi, godevano di amplissimi guadagni - arricchiti eventualmente da evasione o da elusione fiscale - che hanno permesso loro di acquistare negli anni appartamenti, box, negozi, ville al mare, barche, titoli di stato. Persone che oggi, dovendo stringere un po' la cinghia (ma solo un po', neh!) vomitano rabbia contro il sistema.
Naturalmente fra gli adoratori di Grillo va annoverata anche una parte di pubblici dipendenti, ossia quella parte che si accontentava di stipendi bassi ma poteva fare il proprio comodo e quindi avere il doppio e triplo lavoro. A cui aggiungevano week wend di tre o quattro giorni (complici certificati medici) e vacanze di due o tre mesi, sempre con l'aiutino di lunghi periodi di malattia. Ora la pacchia è finita, per i maggiori controlli, e loro si vendicano dello Stato votando Grillo.
Tutte queste cose il solerte fustigatore di Renzi - il predetto Massimo Giannini - le sa benissimo, eppure parla senza vergognarsi di "guerra tra poveri". (Giorgio Mendicini)

Sono completamente d'accordo e condivido .Purtroppo Giannini dopo essere stato sollevato da Ballaro'e'diventato come D'Alema(rancoroso e livido),pensa che Giannini lo leggevo tutti i giorni e mi piaceva come giornalista a Ballaro'(ma non era tagliato x fare il conduttore ). Qggi se la batte con Travaglio ,potrebbe passare tranquillamente al Fatto Quotidiano.
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