Il vinaio filosofo e la rabbia non molto giustificata di troppi italiani che se la passano ancora abbastanza bene o benino
Roma, 10 marzo 2017 - Nella zona dove abito, a Roma, c'è un negozio di vini e olii vecchia maniera, che sembra esser rimasto fermo a più di mezzo secolo fa. Lo è nelle vecchie vetrine e negli scaffali interni, e lo è anche nel proprietario: ancora giovane, attorno alla cinquantina, sempre affabile e gentile nel suo tradizionale grembiulone d'ordinanza color carta da zucchero sbiadito dagli anni.
Ma oltre all'atmosfera di un'epoca passata, la cosa straordinaria è la mentalità del gestore: legata a ritmi e a concezioni di vita scomparsi da decenni, in pratica della medesima età del suo negozio. Per delicatezza non gli ho mai chiesto perché abbia lasciato tutto così fermo e sospeso nel tempo, il negozio e se stesso. Però una volta, parlando, ho intuito qualcosa. Ed stato quando lui, rispondendo a una mia obiezione mi ha detto: "Io mi accontento di 'campare' dignitosamente la famiglia, non sento il bisogno di cercare guadagni straordinari". Un uomo sereno, ho pensato, che non urla e strepita contro i politici ladri e che non incolpa sempre qualcun altro dei suoi problemi.
Agli antipodi invece - come mentaltà - un giovane alto e robusto, gestore di un banco di abbigliamento dozzinale in un mercatino. Scambiando due chiacchiere con lui, l'ho trovato pieno di rabbia verso "questo governo di merda che mette troppe tasse e non ti fa campare". E gonfio di lamentele e di invettive sui politici ladri e mangiapane tradimento. Passando di là qualche giorno dopo, ho visto che a servire nella bancarella erano due giovani orientali. Girando lo sguardo, ho notato il giovane proprietario che stava salendo su una Jeep Grand Cherokee nuova di zecca (70.000 euro il costo), proprio dietro al furgone scolorito e sgangherato che gli serve per il trasporto della sua merce da quattro soldi. Ma guarda un po', ho pensato, uno che rabbiosamente si scaglia contro lo Stato e la politica, ma poi - con la sua bancarella apparentemente da fame - si permette un'automobile che richiede bei soldoni per essere acquistata e mantenuta!
E sì, ho pensato, l'Italia è così: tutti furbi, tutti piagnoni, tutti contro le tasse, tutti contro la politica. E che poi magari votano Grillo "per cacciare via i ladri". Mentre quelli che stanno male sul serio a malapena vengono ascoltati.
Forse, mi sono detto, la situazione si è fatta esplosiva, in Italia, proprio per questo paradosso. Non tanto per lo scontento di coloro che soffrono veramente e di coloro che stanno effettivamente male (che sono milioni, soprattutto al Sud e fra i giovani) quanto per questa rabbia assurda che ha preso altri milioni di italiani che stanno abbastanza bene, o addirittuta benissimo, ma che vogliono sempre di più e che incolpano lo "Stato di merda" per le loro frustrazioni.. Si tratta, a mio parere di un paradosso che meriterebbe il lettino di uno psicanalista e che rischia, per il suo cieco ribellismo anarcoide e ignorante, di portarci tutti nel baratro.
I latini dicevano "Quos vult Iupiter perdere dementat prius" ossia "Giove toglie prima di tutto la ragione a coloro che vuol rovinare". E perché nasce una tale rabbia in molti che stanno abbastanza bene o molto bene (buona parte degli artigiani, dei commercianti, degli ambulanti, dei tassisti, degli idraulici ma anche degli insegnanti e di altri impiegati pubblici)? Dov'è che Giove ha tolto loro la ragione? Il punto sta nel fatto che tutte queste categorie - che, ripeto, non stanno proprio male - hanno perso, con la crisi economica, i notevoli privilegi che avevano in passato: i cosiddetti lavoratori autonomi erano abituati a fare incassi da favola e ad arricchirsi velocissimamente anche perché non pagavano le imposte; i dipendenti pubblici - tranne alcuni settori - erano abituati ad avere stipendi non eccezionali ma in cambio nessuno li controllava e potevano fare il comodo loro, con doppi e tripli lavori in nero.
Ora questi privilegi sono sfumati e gli autonomi, che si sacrificano molto sul lavoro, non traggono più quei lauti guadagni e sono incazzati neri perché gli tocca lavorare quasi solo per mantenersi (ma sempre in agiatezza) oppure per avere pochi "surplus" da mettere sotto il mattone. Dunque, stanno abbastanza bene o molto bene ma schiumano di rabbia perchè erano abituati in passato, con la stessa quantità di lavoro, a evadere le tasse e a comprarsi appartamenti, ville, barche, titoli di Stato. I dipendenti pubblici, ora molto più controllati circa la presenza al lavoro, non possono più permettersi week end di tre o quattro giorni (complici certificati medici) oppure vacanze di tre mesi, più lavoro in nero come se piovesse. Quindi anche loro sono incazzatissimi. Che dire? Quelli che se la cavano o stanno decisamente bene sembrano letteralmente impazziti mentre chi sta veramente male rimane più calmo anche se poi si vendicherà in cabina elettorale. Ma attenzione, è proprio la rabbia delle classi medie (artigiani, ecc.) che può rendere la situazione incontrollabile. (Giorgio Mendicini)
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