In Italia molti amano papa Franceso ma certi cattolici francesi parlano di "suicidio della civiltà europea"


         (di Giorgio Mendicini) Roma, 5 marzo - Gli italiani, ma anche moltissimi europei, amano Papa Francesco - ovvero Jorge Mario Bergoglio - almeno quanto erano freddi verso Papa Ratzinger, tranne ovviamente i popoli di lingua tedesca. E' questo uno dei risultati del tradizionale rapporto sugli italiani messo a punto da Ilvo Diamanti per il 2016: a Papa Francesco, ad esempio, va il massimo di fiducia fra le istituzioni presenti nella nostra Penisola, ossia l'82%; mentre al suo precedessore gli italiani riservavano un misero 51%.
       Al contrario, molto diversamente la pensa su Papa Bergoglio un intellettuale cattolico tradizionalista francese, Laurent Dandrieu, che da un mese circa pubblicato in italiano il suo libro "Chiesa e immigrazione, il grande malessere", dal significativo sottotitolo "Il papa e il suicidio della civiltà europea". Un libro dove il Pontefice e la Chiesa cattolica sono severamente giudicati per l’attuale gestione della crisi migratoria e per l’atteggiamento poco chiaro mostrato verso l’inquietudine identitaria dei popoli europei. Tanto che l'autore arriva a chiedersi se “il Papa non sia contro l’Europa”.
        Dandrieu si spinge anche a parlare di “suicidio di civiltà”, che sarebbe favorito dal comportamento di apertura indiscriminata all’immigrazione e alle culture allogene della Chiesa cattolica sotto papa Francesco. E nello stesso tempo sottolinea come molti cattolici, a partire da Dandrieu medesimo, provino un malessere crescente dinanzi agli attuali stravolgimenti europei. Il malessere dei cattolici, divisi tra la loro fedeltà alla chiesa e la legittima preoccupazione di proteggere la propria identità, si è acutizzato in questi ultimi due anni, sostiene l'intelletuale francese. "Mentre l’Europa, che non è riuscita a integrare nemmeno le precedenti generazioni di immigrati, è sottomessa a un’ondata migratoria senza eguali, la chiesa cattolica insiste più che mai sull’'l’imperativo dell’accoglienza', dando l’impressione di farsi complice di ciò che lo stesso papa ha qualificato come “invasione”, scrive fra l'altro Dandrieu.
         Quindi, la riflessione di Dandrieu si sviluppa su tre interrogativi: "Ma questa incomprensione tra i popoli europei di fede, tradizione e cultura cristiana e la Chiesa cattolica è una fatalità? La Chiesa è condannata a essere prigioniera della 'cultura dell’incontro' auspicata dal Papa, con il rischio di abbandonare il continente europeo al caos senza benefici per gli stessi migranti? O esiste un’altra via che permette di riconciliare gli imperativi della carità con la difesa della civiltà europea?". La risposta dell'intellettuale cattolico francese è che nel discorso di Papa Francesco e dei vescovi i continui richiami all’imperativo della carità cristiana tendono a occultare la dimensione politica del problema migratorio. Infatti, sostiene Dandrieu, le prese di posizione della Chiesa cattolica sulla “crisi dei migranti” ha inasprito il dibattito tra i cattolici francesi e li ha fortemente divisi.
        Per quanto mi riguarda, io non credo che Papa Franceso non ami l'Europa. Purtroppo Bergoglio proviene da un altro mondo ("dalla fine del mondo", disse lui stesso appena eletto) e perciò non conosce abbastanza l'Europa ma soprattutto, a mio parere, non è in grado di valutarne l'attuale estrema fragilità, dopo decenni e decenni di crisi identitaria. Non a caso ad analizzare e a tentare di spiegare questa crisi - assieme al rapporto di non-conoscenza che di essa hanno i "non europei" -  fu un altro francese: il sociologo e filosofo della politica Julien Freund. Nel suo volumetto "La fine dello spirito europeo" Freund, nel 1983, parlava non di crisi economica ma di vera e propria decadenza dell'Europa e scriveva fra l'altro: "Non soltanto la maggior parte dei popoli extraeuropei è indifferente alla crisi europea ma ve ne sono altri che sono inclini ad accentuarla, perché ne hanno i mezzi. E altre popolazioni che vivono nell'indigenza, anche se potessero sapere di una crisi europea non la comprenderebbero"
        Ecco, a mio modesto parere, Papa Bergoglio - che ha svolto il suo magistero per quasi tutta la vita tra i poveri e poverissimi di Buenos Aires - non ha gli strumenti nè l'esperienza diretta per valutare appieno la profondità della crisi italiana ed europea. Nè, quindi, per comprendere appieno l'estrema fragilità che caratterizza, in questo momento storico, i popoli dell'Europa. Anche perché, se così non fosse, una sostanziale e cosciente indifferenza del Papa a questa crisi potrebbe portare veramente, come dice Dandrieu, al suicidio della civiltà europea! (Giorgio Mendicini)


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