Virginia Raggi fallisce a Roma: le critiche superficiali, arrendevoli e paternalistiche di Mario Calabresi al M5S


   
       (di Giorgio Mendicini) Roma, 18/12/2016 - Mario Calabresi, direttore di "Repubblica", ha perso oggi l'ennesima occasione per fare una seria e approfondita critica al M5S limitandosi alle solite, superficiali considerazioni sulla poca esperienza dei singoli esponenti grillini. In un editoriale su repubblica.it dedicato alla disatrosa vicenda romana - all'insegna di "l'avevo detto io, da tempo, che Virginia Raggi era non solo inesperta ma pure incapace" - Calabresi si limita a queste ormai stucchevoli contestazioni, senza affrontare le cause profonde per cui il M5S ha fallito sul piano del governo (locale) e continuerà regolarmente a fallire. Cause profonde che sono squisitamente politico-culturali, e non solo riferibili all'inesperienza o all'incapacità dei singoli amministratori grillini.
       Calabresi, come altri commentatori e intellettuali italiani, appare bloccato da una perniciosa forma di accondiscendenza e di paternalismo nei confronti del M5S, che impedisce ogni corretta e realistica valutazione sul movimento di Beppe Grillo. Un movimento che si autodefinisce "rivoluzionario" e che rifiuta l'universalmente collaudato metodo della democrazia rappresentativa, proponendo al suo posto una confusa e irrealistica democrazia diretta basata sul web. E' su questa cervellotica ed errata impostazione di fondo che, a mio parere, vanno regolarmente ad infrangersi tutti i tentativi di governo affrontati dai grillini, con qualche rarissima eccezione come la torinese Appendino (la quale, peraltro, non ha firmato il contratto-capestro con la Casaleggio & C. e non sembra neppure avere tutte le caratteristiche di un militante del M5S).
        L'approssimazione in se stessa, dunque, c'entra solo in parte nei fallimenti grillini. Fallimenti che appaiono ormai chiaramente legati all'incapacità di selezionare una classe dirigente all'altezza del compito. Ciò è dovuto, a mio parere, al rifiuto del metodo rappresentativo basato sulla mediazione e su adeguati "apprendistati" nelle istituzioni. L'utopistica democrazia diretta confezionata da Roberto Casaleggio, perciò, ha come conseguenza che il "cittadino" prescelto sul momento per entrare nelle istituzioni sia per forza inesperto, e se è anche incapace la frittata è completa. Il rifuto della democrazia rappresentativa, poi, ha come corollario il parallelo rifiuto della piena autonomia dell'azione politica e amministrativa, senza la quale una corretta mediazione non è possibile. Ma Il M5S e Grillo negano decisamente questa autonomia dei singoli politici, affermando che è proprio essa a causare corruzione e ladrocini.
      Un circolo chiuso, dunque, nel quale l'intero movimento grillino è bloccato, indipendentemente dall'esperienza e dalla capacità dei singoli. Con fallimenti a catena assicurati.


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